Gennaio, 2008

redazione

Il presidente Giorgio Napolitano ha incaricato il presidente del Senato Franco Marini di costituire un governo che porti a termine la riforma della legge elettorale e altre indispensabili riforme costituzionali. «Ho chiesto al presidente del Senato di esplorare la fattibilità di un Governo» che porti a termine queste indispensabili riforme.

È questo l’esito dell’incontro tra il capo dello Stato Giorgio Napolitano e il presidente del Senato Franco Marini. «Ricordo che sciogliere anticipatamente le Camere è la decisione più grave e più impegnativa», puntualizza il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ricordando che in questo caso sarebbe stata una decisione «assunta a meno di due anni» dall’ultimo voto.

A Marini va il nostro sincero augurio che riesca a trovare, come non sembra più così improbabile, dopo la frattura interna all’UDC, una sintesi che conduca all’approvazione di una legge elettorale, magari frutto di combattute mediazioni, meno indecenti della attuale spazzatura giuridica. Se i nostri auspici troveranno riscontro, sarà per questa sgangherarata sinistra un’occasione per disporre di qualche minuto in più per dare vita ad una proposta politica seria e ricevibile dall’elettorato d’area.

redazione

Io sono apertamente per un governo provvisorio che produca una riforma elettorale, capace di garantire stabilità. Credo sinceramente che sia in assoluto la cosa più sensata da fare in questa situazione ed ora si stanno spendendo su questa opzione poteri forti come Confindustria e Confcommercio. Questi ultimi due importanti organi sono rappresentativi di grandi fasce di cittadini italiani che attraverso queste formazioni esprimono i loro bisogni di categoria e sono quindi ampiamente legittimati a manifestare le loro opinioni ed il loro punto di vista politico. E’ un punto di vista, condivisibile o meno, assolutamente legittimo.

Insopportabile ed illegittimo, anche se in questo caso costituisce un peso in più sul mio piatto della bilancia, è invece il parere di Monsignor Betori, che non ha alcuna, ma proprio alcuna voce in capitolo. Cosa c’entra il Segretario della CEI con la nostra “Cosa Pubblica” e con il tipo di legge elettorale con la quale noi italiani dobbiamo andare a votare? E’ come se il nostro Presidente del Consiglio, per voce del suo Ministro degli Interni, facesse dichiarazioni pubbliche, in pieno conclave, su come vorrebbe che venisse scelto il futuro Papa. Ma siamo pazzi o cosa? Io non voglio che il clero abbia voce in capitolo su queste materie, nemmeno quando abbiamo le stesse opinioni e mi domando ancora una volta: c’è ancora qualcuno che nutre dubbi sulla violazione del concordato? Anche questa è la voce libera di un religioso che parla di fede e di spirito? Ma questo è ormai nulla in confronto a ciò cui assisteremo in un prossimo futuro. Quisquilie e pinzellacchere.

redazione

Ipr marketing nell’ultima ricerca statistica condotta per Repubblica.it intervistando tra il 27 e il 28 gennaio un campione di mille italiani rappresentativi dell’intera popolazione nazionale, si è vista costretta a prevedere ben quattro diversi scenari e, a nostro avviso, ne ha omesso uno di cui parleremo in fondo. Il primo conteggia il risultato nel caso si torni al voto con gli stessi identici schieramenti del 2006, il secondo con la Cdl unita e il centrosinistra non coalizzato, il terzo con la Cdl unita e il centrosinistra non coalizzato, ma “disturbato” dalla presenza delle liste Grillo, il quarto, infine, con il centrosinistra non coalizzato, ma “disturbato” dalla presenza delle liste Grillo e la Cdl “disturbata” dalla presentazione della “Cosa bianca”.

1. La prima per il Pd è l’ipotesi peggiore: ripresentarsi insieme all’arcipelago di partitini che diedero vita all’Unione lo farebbe crollare dal 31,3 al 24%, con una perdita secca di 7,3 punti. Una performance talmente deludente da regalare alla Cdl unità e rafforzata dall’Udeur, indicata al 55,7%, quasi dodici punti di vantaggio. (more…)

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