di Furio Colombo

L’immagine di uno dei candidati intento a strappare il programma del suo principale avversario ha fatto il giro delle televisioni europee e americane e ha confermato qualcosa che, come una magia malefica, continua a pesare sull’Italia. C’è un incubo del passato che non se ne va. Non solo ritorna, ma ritorna identico, senza neppure un tentativo apparente o l’uso di qualche abile inganno per far apparire “nuova” la scena.

No, la scena si ripete identica, stessi scatti di rabbia, stesse cattiverie minacciose, stesse frasi finto gioviali ispirate ai più banali spot televisivi.

Stesse scenette concordate come quella della finta precaria, finta aspirante al matrimonio con Piersilvio che poi risulta candidata di An.

Ma la lezione è sempre la stessa: non provocatelo, se no lui spiattella al mondo la verità. «A chi ricorda il fascismo di Ciarrapico dico: volete che noi ricominciamo a parlare dei comunisti tantissimi candidati nel Pd?».

So di avere già scritto questo articolo, in tutta la campagna elettorale del 2001, e in tutta la campagna elettorale del 2006. So di avere letto le cose che sto per dire, una per una, sui maggiori giornali del mondo, da The Economist al Guardian, da Le Monde al New York Times.

So anche che ci deve essere una costellazione malefica, di quelle di cui parlano con persuasione angosciata gli astrologi notando il modo in cui si dispongono le stelle nei cieli delle varie stagioni. Brutta stagione o brutta costellazione questa. Infatti, mentre l’Italia rivive l’incubo del ritorno di Berlusconi, mentre in Piazza del Popolo e in via del Babuino a Roma si sentono ragazzi a pagamento cantare a squarcia gola «Meno male che c’è Silvio», applauditi dai turisti di Pasqua come lo sono, al Foro, i disoccupati vestiti da antichi romani, in Thailandia ritorna Taksin, l’ex primo ministro processato e condannato varie volte per corruzione, proprietario di tutta l’informazione di quel Paese, così ricco da tenere testa persino all’unico re democratico di quella parte del mondo.

Non occorre un analista per dire che c’è qualcosa di funereo quando sei certo di rivivere le scene più sgradevoli di un passato che ti eri appena lasciato alle spalle. Tutti sanno che la parola “futuro” non garantisce niente. Niente, tranne il fatto che stai entrando in una vita diversa, senza Bonaiuti che te la interpreta, senza Tremonti piantato al centro della scena, come se fosse un dato inevitabile della natura, senza Berlusconi che ripete, quasi con esattezza, tutto ciò che ha già detto, compresa la benevola compassione con cui guarda a se stesso, «costretto a governare».

S’intende che faremo di tutto per liberarlo da questa costrizione. S’intende che questo impegno è interpretato bene dallo slancio quasi disumano con cui Veltroni riesce a visitare tre-quattro città italiane al giorno per rassicurare i cittadini perplessi, per dire: «Qualunque cosa sia, noi vi promettiamo il futuro, non il passato. La vita continua, non è un tremendo museo delle cere».

Eppure la pretesa, per quanto volonterosa, di far finta di non vedere (di non vederlo), di non ascoltare (di non ascoltarlo) non cancella la brutta realtà che - a parte la Thailandia - siamo il solo Paese costretto a vivere.

Meglio guardare in faccia questo strano destino, persino se ha la faccia triste, umiliante, di coloro che si inginocchiano davanti a Berlusconi.

* * *

Vediamo. Nel giorno uno Berlusconi dichiara: «Noi dobbiamo fare una campagna elettorale e si deve vincere. L’editore Ciarrapico ha giornali importanti e a noi non ostili, ed è assolutamente importante che questi giornali continuino ad esserlo, visto che tutti i grandi giornali stanno dall’altra parte».

Nel giorno due la stessa persona che si aspetta di essere rieletto leader e guida unica dell’Italia, afferma: «Ciarrapico è un indipendente che non conterà niente nella politica».

Fra le due affermazioni imbarazzanti e menzognere c’è una costellazione di falsi minori. Per esempio afferma che Fini e quelli di An sapevano dell’arrivo in lista di qualcuno che si proclama fascista («Sono sempre stato fascista e lo sarò sempre»).

Ma Fini e quelli di An affermano che non è vero. Così come si dissociano candidati di varie provenienze, compresa la Mussolini, che, però, porta in lista il negazionista Roberto Fiore. Ma a quanto pare va bene lo stesso.

Nel senso che nessuno ha il cattivo gusto di insistere. E poi, se esaminate le clamorose bugie berlusconiane, vi accorgete che esse contengono, come sempre, una minaccia, nello stile che l’uomo di Arcore deve avere imparato bene dallo stalliere Mangano, prima che Mangano venisse arrestato, processato e condannato per mafia.

Lo stile è questo: far sapere ai potenziali avversari che sono nel mirino e che quel mirino, trattandosi del più grande editore italiano e di uno dei più potenti in Europa, è un mirino a cui è bene prestare attenzione. Enzo Biagi insegna anche da morto. Pensate che sia una buffonata dire che solo i giornali di Ciarrapico (tipo l’Eco della Ciociaria) gli sono amici e tutta la grande stampa lo avversa? Eh no, cari lettori. Mentire va bene, ma nella frase falsa ci avvolgi un coltello.

I giornalisti della grande stampa sono avvertiti. Con me si fila dritto, si dimenticano le contraddizioni, si fa finta che le cose dette siano coerenti e siano vere, non si notano le gaffe e le pagliacciate, si descrivono farse come se fossero fatti plausibili e veri, ci si dimentica della Mussolini parlando di Ciarrapico e ci si dimentica del negazionista Fiore parlando della Mussolini. Ci si dimentica del dirigismo statalista predicato da Tremonti quando il Pdl si autodefinisce «La casa dei liberali». Nessuno dovrà notare l’anti-europeismo mostrato in cinque anni di governo e in due di accanita opposizione dai dipendenti di Berlusconi. Non si farà mai riferimento al continuo e umiliante «obbedisco» di Fini, regredito da delfino politico a numero due aziendale. E si farà finta di non avere ascoltato l’uomo che ha inventato Nassiriya e i nostri 30 soldati morti (mentre quella Provincia abbandonata è una delle più infestate dal banditismo in Iraq) e di non aver capito che cosa intende dire Antonio Martino quando annuncia: «Ritireremo i soldati italiani dal Libano e li manderemo in Afghanistan e in Iraq».

Avete letto bene. Martino - l’autore della «missione di pace italiana» in pieno terrorismo, responsabile dell’insediamento dei soldati italiani in una casa senza difesa contro l’attentato del camion carico di esplosivo - parla da solo, e senza verifiche parlamentari, di più soldati in Afghanistan e in Iraq. Ritorno in Iraq, capito? Anche i nostri colleghi hanno capito. Ma debitamente ammoniti sul rischio di apparire «voi, tutti gli altri, la grande stampa ostile, tutti nemici tranne Ciarrapico», hanno scelto.

Mai far notare l’incredibile demolizione di se stesso che Berlusconi riesce a fare con le sue dichiarazioni farsesche (dice lui stesso di avere un solo amico, un fascista editore di giornaletti della Ciociaria); mai far balzare agli occhi che proprio tu potresti essere il nemico. Poiché si finisce pedinati dai servizi di spionaggio tipo Pio Pompa e perseguiti dalle commissioni parlamentari di inchiesta tipo Mithrokin. Davvero pensate che non le ricostituiranno? Avete notato fino ad ora qualcosa che Berlusconi faceva in passato, ma poi si è ravveduto, ha capito, è diventato più normale, più europeo, e non la fa più? Potete dirne una che che distingua «il nuovo Berlusconi» dal vecchio?

Persino il comportamento del suo fido Bonaiuti è identico come nel replay di un vecchio film o in una geniale scheggia di Blob. Ascoltiamolo. Risaliamo per un momento all’inizio della storia Ciarrapico. Nel suo piccolo è una storia utile. Alcuni giornalisti votati al suicidio professionale hanno appena detto a Berlusconi che Ciarrapico ha dichiarato «sono sempre stato e sempre resterò fascista».

In un contesto normale l’interrogato risponde, per esempio: «Guardi, lo avranno provocato… Si dicono tante cose… Il fascismo o c’è o non c’è. Se non c’è, dov’è il pericolo?» o scuse del genere. Niente affatto. Bonaiuti, che pure è persona equilibrata e attenta, deve rappresentare il ruolo, che non è dei più simpatici. Il ruolo gli richiede di dire - e lui la dice - la seguente frase assurda, fuori dal tempo e dalla logica: «Adesso basta con la superiorità morale della sinistra. Ma chi si credono di essere per giudicare?».

Il problema posto era: come la mettete con uno che viene nelle vostre fila e si dichiara fascista? Ora andate a rivedere la reazione imposta dal ruolo a Bonaiuti e vi rendete conto che siamo nel cuore dell’incubo.

L’incubo è un terrificante ritorno a un passato identico. Identiche le violazioni della legge (Berlusconi darà a Berlusconi la licenza per trasmettere dalle Tv private di sua proprietà e intanto controllerà fino all’ultimo talk show e all’ultimo frammento di telegiornale la Tv pubblica, con il leale sostegno dei Bruno Vespa, su cui ha sempre potuto contare).

Identica la volontà di violare la Costituzione. L’ex ministro della Difesa Martino annuncia, prima ancora di sapere se non sarà destinato ai Trasporti (e comunque tenuto lontano dal solo campo che conosce, l’economia) che «questa volta le nostre saranno truppe combattenti» in spregio al nostro costituzionale art. 11 sul ripudio della guerra.

Identica la propensione a mentire su tutto in coincidenza con una grande intimidazione di tutti, in modo che non vi siano dissonanze, o che certe affermazioni non appaiano folli.

Tanto per completare la citazione di Martino, tratta dall’agenzia Reuters, sentite la frase che segue immediatamente quella sulle truppe italiane che saranno finalmente combattenti: «Ritireremo invece i soldati italiani dal Libano perché di essi non vi è assolutamente bisogno, e perché sono a rischio».

Una negazione della verità (chi non ricorda la guerra di Hezbollah nell’estate del 2006?) e una affermazione insensata (soldati italiani saranno mandati a combattere in Afghanistan, ma saranno rimossi dal Libano a causa del rischio) sono un bel manifesto elettorale.

* * *

Non segue analisi o commento di frasi che stroncherebbero un candidato americano più della squillo Ashely. Non segue perché altrimenti corri il rischio di apparire «dei loro» cioè comunista.

E allora per te scatta il bando professionale, lo spionaggio tipo Pio Pompa e le future commissioni Mithrokin. È questo il punto su cui vorrei richiamare l’attenzione di coloro che inviano affettuose e tristi email dicendo che stanno pensando di non votare a causa di tante ragioni che lasciano perplessi o che generano incertezza (e certo, volendo, se ne possono indicare alcune nella nuova creatura detta Partito Democratico che cammina un po’ come una giraffa giovane).

Non votare vuol dire votare (anzi rischiare il plebiscito) per Berlusconi - Ciarrapico - Mussolini - Bonaiuti (mi spiace citare il suo nome qui, ma lo traggo dai fatti, non dalla mia opinione) - Antonio Martino.

È vero che tutto quel gruppo, pronto a volere la guerra, tra poco, con il cambiamento drammatico della presidenza americana, si troverà solo al mondo. Sono già completamente isolati dall’Europa, destra compresa (anzi è la destra europea la più combattiva contro l’idea di accogliere fascisti in un governo europeo). Ma poiché il ritorno cupo e tragico al passato ci riporta anche il peso e la ricchezza di quel passato, e la infinita campagna acquisti che quella ricchezza consente (come in Thailandia), il male che può essere fatto all’Italia è immenso. E non consente la severità di giudizio che certe volte si riserva a Walter Veltroni, la sola persona che fino ad oggi ha spaventato Berlusconi e i suoi, inducendoli a reazioni scomposte, fino all’insulto.

Mi permetto di dire che anche la Sinistra Arcobaleno avrebbe ragioni per riflettere su ciò che ci spetta in caso di ritorno al passato. È importante per non sbagliarsi nell’indicare il nemico.

Mi ricordo della sinistra americana più rigida che, nella prima campagna elettorale di George W. Bush contro Al Gore, andava dicendo che era meglio non votare perché tra i due non c’era alcuna differenza. Una differenza c’è stata, e grande. Si chiama «guerra», si chiama «rendition», si chiama ingresso al governo della destra più estrema, si tratta di abolizione dello habeas corpus ovvero dei fondamentali diritti civili. Si tratta di vandalismo ecologico.

Pensate alla bella soddisfazione di argomentare sulla somiglianza di Veltroni con Berlusconi mentre Berlusconi governa, con il suo conflitto di interessi, la sua potente intimidazione, le sue marce trionfali da e per Piazza del Popolo, a Roma, o da e per San Babila a Milano, il suo sodalizio fascista, i soldati italiani finalmente combattenti, lo spionaggio di magistrati e giornalisti e le nuove commissioni Mithrokin.

Il potere di scacciare l’incubo è ancora nelle nostre mani, nelle mani di tutti coloro che provano un senso di umiliazione ascoltando le note di «Per fortuna che c’è Silvio». È il potere di fare in modo che ci sia un futuro. È il nostro legittimo strappo dal passato.

 

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